Anche se purtroppo esistono pochi reperti fossili si può dire che la Rosa, o meglio il genere "Rosacee", sia antichissimo, nell'ordine dei milioni di anni: in altre parole la Rosa è un fossile vivente; questo a testimonianza dell'adattabilità del nostro fiore. Per varie ragioni si pensa che la sua zona di origine debba essere l'Asia orientale.

Prima della nostra comparsa la Rosa era diffusa solo nell'emisfero Boreale esclusa la parte nord intorno al polo e quella a sud del deserto. A conferma si portano alcuni fossili di foglie e frammenti di rami, di cui il più antico è stato portato alla luce in Colorado ed è risalente a 25 milioni di anni fa.

 Forse il nostro pimo incontro con la Rosa è dovuto a motivi alimentari: nel genere Rosacee si incontrano le principali piante da frutta, quali pero, melo, fragola, nespolo, albicocco, rovo.

Con la nascita della società stanziale e dell'agricoltura si sviluppa gradatamente la coltivazione per scopi ornamentali: in Cina Confucio testimonia che nelle biblioteche imperiali si trovavano centinaia di opere riguardanti la Rosa. I cinesi riuscirono dopo secoli di incroci a fornire la Rosa della caratteristica della rifiorenza, assente nelle contemporanee Rose europee. Purtuttavia in quei tempi la Rosa sembrava non essere destinata ad un grande sviluppo.

Furono i Persiani che, attratti dal profumo, iniziarono ad estrarne l'essenza dai petali, sotto forma di profumo liquido ed unguento, presto ricercatissimi da altri popoli confinanti; ma per questo uso fu necessario disporre di una grande quantità di materia prima, cioè di fiori. Le piante venivano riprodotto per mezzo di semi; data la grande concentrazione di piante in poco spazio furono inevitabili gli incroci dovuti agli insetti tra Rose diverse, che venivano poi selezionati in funzione di quella qualità che per i Persiani era importante: la quantità di petali per estrarne il profumo.

In tutto questo si era perso il fiore semplice a 5 petali caratteristico delle Rosacee. Dalla Persia la Rosa si trasferì in Mesopotamia, dove alcuen varietà erano già ben distinte. Da qui al Mediterraneo il passo fu breve.

La cultura del Mediterraneo, amante della decorazione e del lusso, trovò quello che cercava e nel giro di pochi secoli una pianta rustica e spinosa si trasformò nella regina dei fiori.

Il primo documento del Mediterraneo conosciuto è un affresco del palazzo di Minosse a Cnosso, nell'isola di Creta del 1500 a. C. L conquiste di Alessandro Magno contribuirono enormemente alla diffusione della Rosa, primo fra tutti in Egitto, dove sono state trovate quali ornamenti di mummie. Il clima favorevole e la richiesta di un uso importante quale quello funebre ne favorì anche l'esportazione verso la Grecia e Roma.

Roma fu il primo posto dove la Rosa ebbe la stessa importanza come da noi: in epoca imperiale i commensali portavano corone di fiori sulla testa, così come i ballerini e musicanti; le tavole ne erano ornate e spesso i petali cadevano dall'alto, e famosi restano i ricevimenti che Nerone dava nella Domus Aurea. La richiesta era ovviamente altissima: grandi coltivazioni vennero istituite, ed in inverno, quando il clima non permetteva la produzione locale, veniva importata dall'Egitto. Durante i pasti era normale bere vino profumato con petali di Rosa; e sempre con Rose si componevano corone da mettere agli stipiti delle porte.

Dopo la caduta di Roma e le invasioni barbariche la gente ebbe ben altri problemi che coltivare Rose. Furono i monasteri, difesi dalle loro alte mura, che ne continuarono la coltivazione per scopi soprattutto medicinali, ma senza l'organizzazione dei secoli precedenti. Nel Vicino Oriente, tuttavia, la coltivazione continuò come prima.

Con la riscoperta della cultura Classica, nel Rinascimento si assiste anche al rinnovato interessa per la coltivazione della Rosa. La ripresa dei contatti tra popoli e civiltà diverse permisero, di conseguenza, lo scambio di Rose che a loro volta si dovettero ambientare in luoghi diversi da quelli di partenza, creando così a nuove varietà.

 I commercianti Inglesi ed Olandesi introdussero dalla CIna delle verietà nuove che avevano caratteristiche completamente sconosciute all'epoca in Europa: fogliame quasi persistente, colori quali il giallo ed il verde, e soprattutto la riforenza. Sempre gli Inglesi, alla fine del '700, scoprirono in Cina una varietà i cui fiori somigliavano a quelli delle foglie di tè; la loro relativa resistenza al gelo ne favorì la diffusione e la coltivazione in Francia e furono create centinaia di varietà aventi come caratteristica principale il giallo e le sue sfumature.